Chi l'avrebbe mai detto, che la centrale di Fukushima e i suoi disastri quotidiani sempre più simili a Chernobyl, avrebbero avuto ripercussioni all'ora del tè varesino.
E invece è successo: il più famoso negozio di tè di Varese, il "Peter's Tea House" di via Cattaneo, si è visto costretto qualche giorno fa a inviare una newsletter straordinaria ai clienti (me compresa), che spiega lo stato delle piantagioni bio giapponesi e la provenienza (e datazione) dei loro infusi.
Eccola qui.
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Gentili clienti,
come sicuramente avrete sentito dai media, il Giappone è stato colpito da una tremenda catastrofe. Ogni giorno, purtroppo, riceviamo nuove, tristi notizie che documentano l’avvenimento di questa spaventosa catastrofe naturale.
Molti clienti ci chiedono come sia la situazione attuale con i ns. fornitori e produttori di tè giapponesi. Qui riportiamo alcuni fatti:
- Gli uffici centrali dei ns. fornitori si trovano lontani dalle zone colpite dalla catastrofe e si trovano ad ovest di Tokyo, nella prefattura di Aichi, vicino a Nagoya e Shizuoka.
- I ns. fornitori e il loro collaboratori non sono stati colpiti dalla catastrofe.
- La parte ovest del Giappone funziona. Anche le importanti infrastrutture per l’Export, i porti e gli aereoporti non riportano danni.
Molti si chiedono quanto sia ancora sicuro il tè giapponese. Anche qui riportiamo alcune informazioni:
- La regione colpita (il nordest del Giappone) non è una regione che produce tè.
- Le piantagioni di tè più vicine alla zona colpita si trovano a sud ed a ovest della città e sono più di 600 km lontani da Fukushima.
- I più importanti campi di tè per l’agricultura biologica si trovano su un’altra isola, a Kyushu, nel sudovest del Giappone. La distanza da Fukushima è di 1.500 chilometri.
- Non ci sono conseguenze per le raccolte concluse nel 2010 (ricordiamo che il tè che si acquista da qui a fine anno è stato prodotto nel 2010; i primi raccolti di quest’anno cominciano questo mese e verrà distribuito, stante la garanzia sulle condizioni igienico sanitarie, a partire da fine anno 2011 e nel 2012).
- In questo momento non ci sono effetti sulle piantagioni di tè e sui campi del tè.
Non appena ci saranno nuovi sviluppi relativi alla produzione del tè in Giappone, Vi terremo aggiornati.
Cordiali saluti
Peter's TeaHouse
Via C. Cattaneo 7
21100 Varese
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martedì 12 aprile 2011
giovedì 7 aprile 2011
Incastrata nel nucleare
E' più di una settimana che vorrei scrivere perbene qualcosa di quelle che penso sul nucleare, soprattutto di come viene affrontato qua. Il risultato è che non ho più scritto un bel niente.
Così, per sbloccare questa empasse, mi limiterò a due incisi su cose che ho fatto, e che continuano a girarmi per la testa.
La prima è una intervista a Marc de Cort, che al CCR di Ispra segue il monitoraggio della radioattività in Europa, e che non sa più come spiegare che gli effetti della radioattività di Fukushima qui sono risibili.
Le notizie che ho poi sentito nei giorni dopo, come quella dei bimbi di Roma che non vanno più in giardino a scuola per colpa della paura della centrale giapponese, mi sono sembrate un insulto nei confronti dei reali pericoli che corrono i cittadini che vivono nel raggio di interesse intorno a Fukushima, gli unici veramente tenuti ad avere paura. E le ho considerate anche una spaventosa dichiarazione di ignoranza scientifica, che fa convivere il disprezzo per l'inquinamento che non stiamo controllando qui e le paure infondate su quel che arriva "da fuori".
La seconda è il video che ho realizzato all'interno del reattore nucleare di Ispra. Che è stato chiuso nel 1999, ma che verrà smantellato definitivamente intorno al 2030, cioè 30 anni e 20 milioni di euro dopo. Decidere di passare al nucleare non è una scelta da cui si può pensare di tornare indietro: perchè tornare indietro è molto più faticoso che iniziare. Pochi giorni dopo, ho ascoltato su Radio Popolare Sylvie Coyaud che ricordava come lo smaltimento di ciò che resta di Chernobyl non sia nemmeno iniziato: qualunque mezzo per iniziare a farlo costa troppo per i paesi su cui oggi insiste il reattore. Notizie a dir poco scoraggianti.
Rifiutare il nucleare "per partito preso", però, è quasi impossibile: l'energia che utilizziamo non può essere fornita dalla tecnologia attuale sul sole o il vento, e la geotermia o altri sistemi fanno solo risparmiare l'energia che serve, non la sostituiscono.
E allora? E allora non so. Penso solo che affrontare queste questioni da ignoranti o guidati solo dalle emozioni ancestrali, senza voglia di capire di più, alimenta solo il tifo da stadio. Che non fa bene nemmeno negli stadi, figurarsi nei laboratori di ricerca.
Così, per sbloccare questa empasse, mi limiterò a due incisi su cose che ho fatto, e che continuano a girarmi per la testa.
La prima è una intervista a Marc de Cort, che al CCR di Ispra segue il monitoraggio della radioattività in Europa, e che non sa più come spiegare che gli effetti della radioattività di Fukushima qui sono risibili.
Le notizie che ho poi sentito nei giorni dopo, come quella dei bimbi di Roma che non vanno più in giardino a scuola per colpa della paura della centrale giapponese, mi sono sembrate un insulto nei confronti dei reali pericoli che corrono i cittadini che vivono nel raggio di interesse intorno a Fukushima, gli unici veramente tenuti ad avere paura. E le ho considerate anche una spaventosa dichiarazione di ignoranza scientifica, che fa convivere il disprezzo per l'inquinamento che non stiamo controllando qui e le paure infondate su quel che arriva "da fuori".
La seconda è il video che ho realizzato all'interno del reattore nucleare di Ispra. Che è stato chiuso nel 1999, ma che verrà smantellato definitivamente intorno al 2030, cioè 30 anni e 20 milioni di euro dopo. Decidere di passare al nucleare non è una scelta da cui si può pensare di tornare indietro: perchè tornare indietro è molto più faticoso che iniziare. Pochi giorni dopo, ho ascoltato su Radio Popolare Sylvie Coyaud che ricordava come lo smaltimento di ciò che resta di Chernobyl non sia nemmeno iniziato: qualunque mezzo per iniziare a farlo costa troppo per i paesi su cui oggi insiste il reattore. Notizie a dir poco scoraggianti.
Rifiutare il nucleare "per partito preso", però, è quasi impossibile: l'energia che utilizziamo non può essere fornita dalla tecnologia attuale sul sole o il vento, e la geotermia o altri sistemi fanno solo risparmiare l'energia che serve, non la sostituiscono.
E allora? E allora non so. Penso solo che affrontare queste questioni da ignoranti o guidati solo dalle emozioni ancestrali, senza voglia di capire di più, alimenta solo il tifo da stadio. Che non fa bene nemmeno negli stadi, figurarsi nei laboratori di ricerca.
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