Sono stati tre giorni politicamente terribili: dove ho visto il vecchio avanzare spacciato per nuovo, i nuovi nemici del pd proporre un candidato di area Pd e per di più di statura presidenziale e vederlo osteggiato come se fosse hitler, poi ho visto acclamare Prodi e impallinarlo in 24 ore, con un sadico dejavù dei "bei" tempi andati, quando un governo dove facevamo bella figura in Europa è stato buttato giù dagli stessi alleati per due volte di seguito.
Ho visto Renzi, il prossimo candidato del Pd, quello che potrebbe salvare il culo a quel partito, essere escluso dal suo partito dalla lista dei Grandi Elettori, salvo poi convocarlo quando i 40 (40, mica 4) parlamentari eletti a cui fanno riferimento rifiutano di votare un invotabile, e se ne tirano dietro altri 50.
Ho visto Monti, che credevo a suo modo uno capace di innovare la politica a cui eravamo abituati finora, votare Marini e non votare prodi, e ancora adesso mi chiedo perché. Ho poi tremato quando è circolata la notizia che tutti questi giochi dovessero portare addirittura a D'Alema (che chissà perchè qualcuno non lo considerava di parte).
E, ora, provo una profonda pena per l'88enne Giorgio Napolitano (e per la sua consorte, che aveva già preparato con lui gli scatoloni per andarsene dal Quirinale) che alla fine si è dovuto sorbire l'ultimo amaro calice della sua rielezione - l'ultima cosa che lui avrebbe voluto benchè lo lanci definitivamente nella storia italiana come primo presidente della repubblica che abbia avuto due mandati - per la totale insipienza del parlamento di cui era presidente: e per questo suo senso dello stato sarà condannato a morire senza fare nemmeno un giorno da anziano, in pace.
Napolitano mi piace, è uno degli ultimi veri uomini di Stato, ma non posso essere felice di questo. Spero solo che scappi al più presto. La cosa più "buffa" è che una volta il Presidente della Repubblica era una carica noiosa lunga e sostanzialmente di poco potere: perchè i partiti facevano tutto, e lui per 7 anni doveva solo fare il cane da guardia delle leggi e presenziare le parate delle feste istituzionali. Poi la politica è denegerata, anche tecnicamente, e quello del presidente della Repubblica - in mancanza di funzionamento di tutti gli altri meccanismi che dovrebbero arrivare prima di lui - è diventato un ruolo chiave, ambito e importante, e perciò protagonista del poco dignitoso bailamme che siamo stati costretti a vedere.
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sabato 20 aprile 2013
martedì 27 novembre 2012
Il fattore incazzatura
Sento alla radio che Nichi Vendola ha dichiarato di stare con Bersani, e ora il segretario Pd è tranquillo sulla sua vittoria. Nove punti in piu non sono pochi, in effetti, e ricevere l'appoggio di un "vecchio politico di sinistra" come Vendola, che gode certamente di uno zoccolo duro di attivisti consistente. Ma siamo sicuri che il calcolo funzioni? Che i vendoliani ragioneranno tutti per compatibilità ideologica e non per desiderio di cambi al vertice?
Insomma: siamo sicuri che Bersani sta calcolando il fattore incazzatura? Quello che ha fatto perdere il Pd in Puglia, a Milano, a Napoli e in tutto ciò che è stato sottoposto alle primarie?
Siamo sicuri che abbia intenzione di lavorare per cambiare davvero, qui, adesso, il modo di fare politica dei componenti del suo partito, o che usi l'unica campagna elettorale che conosce, cioè quella che demonizza l'avversario?
Berlusconi non c'è più, non ci sono più i lavoratori, cosi come li si poteva difendere una volta. Non ci sono più i soldi del welfare, e non c'è più nemmeno la gente che si vuole "comportare responsabilmente e aspettare il momento giusto". Renzi non è una minaccia per gli elettori, al massimo può rivelarsi un pirla, ma non è poi così grave: basta poi mandarlo a casa. Ne abbiamo viste talmente tante, e di talmente assurde in questi ultimi anni, che il rischio non ci preoccupa più di tanto.
L'impressione che, giorno per giorno, avanza è invece che Renzi sia una minaccia solo per chi vuole rimanere lì, per "finire il lavoro che ha iniziato" (aiuto!), perchè "si rivolge a persone che non fanno parte della nostra storia" (perchè, l'Udc?).
Io penso che questo non sia proprio un problema mio, ma di chi non ha fatto nulla in vent'anni, anche di governo. E la cosa non solo non mi piace, ma mi fa pure imbufalire. Temo, inoltre, di non essere l'unica a pensarlo: è questo il "fattore incazzatura" che il Pd deve decidersi a considerare, prima del disastro finale.
Insomma: siamo sicuri che Bersani sta calcolando il fattore incazzatura? Quello che ha fatto perdere il Pd in Puglia, a Milano, a Napoli e in tutto ciò che è stato sottoposto alle primarie?
Siamo sicuri che abbia intenzione di lavorare per cambiare davvero, qui, adesso, il modo di fare politica dei componenti del suo partito, o che usi l'unica campagna elettorale che conosce, cioè quella che demonizza l'avversario?
Berlusconi non c'è più, non ci sono più i lavoratori, cosi come li si poteva difendere una volta. Non ci sono più i soldi del welfare, e non c'è più nemmeno la gente che si vuole "comportare responsabilmente e aspettare il momento giusto". Renzi non è una minaccia per gli elettori, al massimo può rivelarsi un pirla, ma non è poi così grave: basta poi mandarlo a casa. Ne abbiamo viste talmente tante, e di talmente assurde in questi ultimi anni, che il rischio non ci preoccupa più di tanto.
L'impressione che, giorno per giorno, avanza è invece che Renzi sia una minaccia solo per chi vuole rimanere lì, per "finire il lavoro che ha iniziato" (aiuto!), perchè "si rivolge a persone che non fanno parte della nostra storia" (perchè, l'Udc?).
Io penso che questo non sia proprio un problema mio, ma di chi non ha fatto nulla in vent'anni, anche di governo. E la cosa non solo non mi piace, ma mi fa pure imbufalire. Temo, inoltre, di non essere l'unica a pensarlo: è questo il "fattore incazzatura" che il Pd deve decidersi a considerare, prima del disastro finale.
sabato 3 marzo 2012
Albanese, Qualunquemente e la lieve tristezza di quel film troppo vero per far ridere
Forse l'ho già scritto da qualche parte: quando sono andata a vederlo al cinema Qualunquemente, l'ultimo film di Antonio Albanese, mi ha fatto venire il magone. Ho riso, certo, alle battute, ma ho riso in maniera talmente amara che alla fine mi veniva da piangere. Eravamo, allora, all'apoteosi dell'empasse della fine del governo Berlusconi, dove la sensazione di non poterne più era intollerabile ma la fine sembrava per nulla ancora segnata.
Ora, nel bel mezzo del consolante (ma guarda un po'...) governo lacrime e sangue di Monti (che probabilmente a molti piace perchè sì governo lacrime e sangue, ma almeno serio e che dà l'impressione di dove andare), rivederlo su Sky permette di ridere ad alcune delle battute più feroci. ma la realtà gente è sempre in agguato, e bisogna sempre vegliare: come racconta quest'articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere, che racconta di una campagna elettorale in un paesino in provincia di Agrigento, dal titolo: "Tutti gli anziani in crociera Il conto lo paga il Comune".
Inevitabile tornare indietro, con un po' di pelle d'oca, allo spezzone, che metto qua sotto, di Qualunquemente. Al cinema mi terrorizzò, alla televisione mi ha fatto sorridere, e ora mi fa pensare: al fatto che così non ci voglio tornare.
Ora, nel bel mezzo del consolante (ma guarda un po'...) governo lacrime e sangue di Monti (che probabilmente a molti piace perchè sì governo lacrime e sangue, ma almeno serio e che dà l'impressione di dove andare), rivederlo su Sky permette di ridere ad alcune delle battute più feroci. ma la realtà gente è sempre in agguato, e bisogna sempre vegliare: come racconta quest'articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere, che racconta di una campagna elettorale in un paesino in provincia di Agrigento, dal titolo: "Tutti gli anziani in crociera Il conto lo paga il Comune".
Inevitabile tornare indietro, con un po' di pelle d'oca, allo spezzone, che metto qua sotto, di Qualunquemente. Al cinema mi terrorizzò, alla televisione mi ha fatto sorridere, e ora mi fa pensare: al fatto che così non ci voglio tornare.
venerdì 17 giugno 2011
Giunta di Varese: Habemus papam
Habemus papam: finalmente la giunta di Varese è stata fatta.
Dopo 15 giorni di discussioni fatte col bilancino nelle due compagini di maggioranza, da Lega e Pdl finalmente sono venuti fuori tutti i nomi.
I primi ad arrivare sono stati quelli in quota Pdl ai quali spettavano 5 assessori: si tratta di Enrico Angelini - ex assessore al marketing e ora al superassessorato alla famiglia - e Carlo Baroni, che passa da un assessorato provinciale a uno comunale, alle infrastrutture e lavori pubblici. Gli altri sono Giuseppe Montalbetti, assessore al bilancio, Stefano Clerici all'ambiente e Simone Longhini alla cultura e comunicazione.
I prescelti della Lega invece sono arrivati alle due di notte di oggi: sono Fabio Binelli, che manterrà l'assessorato all'urbanistica, Carlo Piatti assessore alla polizia locale, Sergio Ghiringhelli assessore al commercio e Maria Ida Piazza, assessore allo sport e rioni. Proprio per partorire il suo nome sono stati impiegati lunghi giorni e ore notturne. La Piazza, 27 enne, bocconiana, rappresenta la "quota rosa" che nessuno dei partiti sembrava disposto a concedere. Alla fine, il sacrificato è uno dei quattro uomini della Lega previsti all'inizio, l'ex assessore ai lavori pubblici Gladiseo Zagatto, che ha commentato la lunga notte con un "siamo diventati come i democristiani".
da varese stefania radman
(da radiopop ieri sera)
Dopo 15 giorni di discussioni fatte col bilancino nelle due compagini di maggioranza, da Lega e Pdl finalmente sono venuti fuori tutti i nomi.
I primi ad arrivare sono stati quelli in quota Pdl ai quali spettavano 5 assessori: si tratta di Enrico Angelini - ex assessore al marketing e ora al superassessorato alla famiglia - e Carlo Baroni, che passa da un assessorato provinciale a uno comunale, alle infrastrutture e lavori pubblici. Gli altri sono Giuseppe Montalbetti, assessore al bilancio, Stefano Clerici all'ambiente e Simone Longhini alla cultura e comunicazione.
I prescelti della Lega invece sono arrivati alle due di notte di oggi: sono Fabio Binelli, che manterrà l'assessorato all'urbanistica, Carlo Piatti assessore alla polizia locale, Sergio Ghiringhelli assessore al commercio e Maria Ida Piazza, assessore allo sport e rioni. Proprio per partorire il suo nome sono stati impiegati lunghi giorni e ore notturne. La Piazza, 27 enne, bocconiana, rappresenta la "quota rosa" che nessuno dei partiti sembrava disposto a concedere. Alla fine, il sacrificato è uno dei quattro uomini della Lega previsti all'inizio, l'ex assessore ai lavori pubblici Gladiseo Zagatto, che ha commentato la lunga notte con un "siamo diventati come i democristiani".
da varese stefania radman
(da radiopop ieri sera)
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