Sento alla radio che Nichi Vendola ha dichiarato di stare con Bersani, e ora il segretario Pd è tranquillo sulla sua vittoria. Nove punti in piu non sono pochi, in effetti, e ricevere l'appoggio di un "vecchio politico di sinistra" come Vendola, che gode certamente di uno zoccolo duro di attivisti consistente. Ma siamo sicuri che il calcolo funzioni? Che i vendoliani ragioneranno tutti per compatibilità ideologica e non per desiderio di cambi al vertice?
Insomma: siamo sicuri che Bersani sta calcolando il fattore incazzatura? Quello che ha fatto perdere il Pd in Puglia, a Milano, a Napoli e in tutto ciò che è stato sottoposto alle primarie?
Siamo sicuri che abbia intenzione di lavorare per cambiare davvero, qui, adesso, il modo di fare politica dei componenti del suo partito, o che usi l'unica campagna elettorale che conosce, cioè quella che demonizza l'avversario?
Berlusconi non c'è più, non ci sono più i lavoratori, cosi come li si poteva difendere una volta. Non ci sono più i soldi del welfare, e non c'è più nemmeno la gente che si vuole "comportare responsabilmente e aspettare il momento giusto". Renzi non è una minaccia per gli elettori, al massimo può rivelarsi un pirla, ma non è poi così grave: basta poi mandarlo a casa. Ne abbiamo viste talmente tante, e di talmente assurde in questi ultimi anni, che il rischio non ci preoccupa più di tanto.
L'impressione che, giorno per giorno, avanza è invece che Renzi sia una minaccia solo per chi vuole rimanere lì, per "finire il lavoro che ha iniziato" (aiuto!), perchè "si rivolge a persone che non fanno parte della nostra storia" (perchè, l'Udc?).
Io penso che questo non sia proprio un problema mio, ma di chi non ha fatto nulla in vent'anni, anche di governo. E la cosa non solo non mi piace, ma mi fa pure imbufalire. Temo, inoltre, di non essere l'unica a pensarlo: è questo il "fattore incazzatura" che il Pd deve decidersi a considerare, prima del disastro finale.
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martedì 27 novembre 2012
lunedì 30 maggio 2011
Un accorato appello al PD, in questo momento di contentezza
Questo è un post che ho iniziato a pensare il giorno dopo il primo turno, quando improvvisamente gli elettori di centrosinistra si sono ritrovati a sognare davvero che Pisapia potesse farcela contro quel cumulo di inettitudine, arroganza e brutti amici della sindaco di Milano uscente.E' pensato da allora perchè da allora continuo a ripensare ai commenti subito dopo la vittoria di Pisapia alle primarie. "Con lui si perde facile" era il mantra di tutti i dirigenti del PD. Che naturalmente, continuavano a ignorare i segnali (ripetuti, nel caso non si fosse capito il primo) che arrivavano dalla Puglia. Ora però è ufficiale: "Quelli che vincono" non sono quelli che decidono gli apparati, sono quelli che sceglie la gente. Al povero Stefano Boeri, che intelligentemente ha poi portato abbondante acqua al mulino di Pisapia, l'essere "un candidato del PD" alle primarie è stato un minus, più che un vantaggio. Le pensate del PD non hanno funzionato per niente (Napoli, per esempio): in compenso, se si lascia scegliere agli elettori, con una primaria onorevole (Come quella di Milano, che aveva in lizza tre candidati davvero di valore) e se ne accettano e sostengono i risultati, gli effetti sono sempre i migliori possibile, con grandi vantaggi per tutti.
E i risultati arrivano non solo grazie al candidato in sé, ma per la forza e l'entusiasmo che il risultato crea. E se poi questo risultato si accetta e si sostiene, anche da parte degli altri candidati, si finisce per vincere tutti. L'elettorato di centro sinistra lo sta urlando forte e chiaro ormai da anni. Ora, cara dirigenza PD, dopo i giusti festeggiamenti per la batosta che il centrosinistra ha inferto al PDL (segno che gli italiani, improvvisamente, non ne hanno proprio potuto più... ) ti prego: fermati un momento ad ascoltare i segnali della realtà. Ti sei comportato male nelle primarie e bene in questa campagna elettorale: ora fa tesoro di questa esperienza.
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